02/09/2005
Psicologia di un killer
Non voglio entrare nel merito giudiziario del delitto di Brescia. Pesanti indizi gravano su Guglielmo Gatti. Se è colpevole lo stabilirà il tribunale.
Quello che non mi ha convinto è la narrazione sviluppata dai giornali, lo scavo psicologico della personalità dell'imputato condotto con accanimento e, a mio avviso, con superficialità dalla stampa.
Secondo i giornalisti Gatti è colpevole principalmente perché conduceva una vita ritirata, dedita alla lettura e allo studio, non lavorava (ricordo che nell'antica Grecia il lavoro era un onere da schiavi), non cercava con determinazione di laurearsi. Uno così, ragiona la maggior parte dei commentatori, deve per forza avere qualche rotella fuori posto.
Ma non è così. Lanciatori di sassi dai cavalcavia, stupratori, rapinatori, terroristi agiscono coattivamente in gruppo e molti criminali hanno una vita sociale tutt'altro che povera.
Viceversa, molti studiosi, artisti, scrittori, creativi conducono una vita ritirata come quella del giovane di Brescia.
Tomasi di Lampedusa, per fare un esempio fra i tanti possibili, riferiva di passare la maggior parte del suo tempo leggendo in solitudine. E proprio questa silenziosa concentrazione e questa solitudine gli hanno permesso di scrivere pagine di letteratura sublimi.
Nel teatro di Shakespeare o di Moliere poi, i cosiddetti misantropi sono tutt'altro che persone malvage che covano propositi omicidi verso il prossimo.
"Vivi appartato" raccomandava Epicuro e una vita filosofica mi pare ancor oggi di gran lunga preferibile alla inautenticità di chi coltiva come modello la socialità esibita dalla pubblicità dei cellulari.
17:21
Scritto da: zuckerman@v
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01/08/2005
La pennichella
Una delle gioie dell'esistenza è questo abbandonarsi pomeridiano al sonno, la vista intorpidita sulle deliziose righe di un non troppo famoso filosofo del Settecento, cullato da lontani schiamazzi di bambini che si rincorrono, dimentico dei progetti mai portati a termine, delle ambizioni insoddisfatte, dei conflitti con me stesso e con gli altri, dei dispiaceri pungenti.
I contatti con la vita possono riprendere più tardi.
18:54
Scritto da: zuckerman@v
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15/07/2005
La piscina
Io appartengo a una generazione avvezza a entrare in contatto con l'acqua soltanto per ragioni igieniche. Oggi vedo che i bimbi adorano giocare nell'acqua, ci rimangono immersi per ore.
Mia moglie ha deciso di comprare una piscina per bambini, di quelle che paghi, carichi in macchina lo scatolone con i pezzi e te la monti da te. Naturalmente eccede le misure del piccolo giardino dietro casa. Ma le donne oggi sono così, vanno, decidono e tu accetti, per quieto vivere, un po' obtorto collo.
Anch'io ho partecipato al montaggio, con l'abilità di chi è abituato a usare le mani per sfogliare libri e ha sempre la testa ben piantata fra le nuvole.
Comunque non è venuto fuori un brutto lavoro e mi è pure piaciuto, il montaggio intendo dire: incastrare i profilati, stendere la lamiera, avvitare i bulloni.
E' una bella piscina circolare di tre metri e mezzo di diametro, con il suo telo azzurrino. Mi piace staccare gli occhi dal computer e osservarla dal balcone. Con tutta quell'acqua dentro, che sul libretto delle istruzioni c'è proprio scritto che può provocare un'autentica inondazione in caso di rottura. La vista della piccola piscina mi dà una sensazione di piacevole refrigerio, in mezzo alla calura estiva.
Mia moglie ha poi sviluppato una vera passione per la manutenzione: le pastiglie di cloro, il filtro acceso tutti i giorni per due ore, l'attrezzo per pulire il fondo, il retino per togliere le foglie.
La cosa più bella è però osservare la mia bimba e le sue amichette che ridono, scherzano, si rincorrono nell'acqua, mentre i gatti giocano con i fili d'erba.
Ci sarebbe di che essere felici, ma è la felicità di un momento; oggi è impossibile essere felici, si è sempre di corsa, mentre nuovi guai ci scompigliano le giornate. Anche adesso è così: osservo gli spruzzi d'acqua, il cuore trafitto da uno spasimo di inquietudine.
16:49
Scritto da: zuckerman@v
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